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La strada verso F1, nei consigli del boss CRG

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Intervista a Giancarlo Tinini che ci rivela – attraverso il racconto dei suoi piloti poi arrivati nella massima categoria – quali siano i segreti per diventare campioni.
Le migliori aziende kartistiche combattono ogni anno per conquistare i più importanti titoli internazionali; ma il loro lavoro è fondamentale anche per far crescere le nuove generazioni di piloti.

Perché. Si sa, è in kart che nascono le prossime stelle della Formula 1, e, in questo senso, il team CRG può decisamente dire la sua, visto il gran numero di suoi piloti arrivati, negli anni, a correre nel più importante campionato del motorsport.

Ricordiamo, tra gli altri, Lewis Hamilton, Nico Rosberg, Alex Zanardi, Robert Kubica, Max Verstappen, Jan Magnussen, Giorgio Pantano, Vitantonio Liuzzi, Giedo Van Der Garde

Ma qual è il segreto della scuola CRG?
Ne abbiamo parlato con il co-fondatore e titolare dell’azienda: Giancarlo Tinini.

Molti piloti che sono passati da CRG, da Hamilton a Rosberg, da Kubica a Verstappen, hanno raggiunto la F1. Un caso?

Ci vuole anche fortuna, ma certamente, se devo indicare una differenza rispetto ad altri top team del kart, è il modo in cui coinvolgiamo i giovani piloti sin da subito nel comprendere il funzionamento del telaio e del motore.

Non li spingiamo solo a guidare: a tutti diciamo di esprimere ciò che pensano, anche e soprattutto sull’assetto del kart. E pazienza se sbagliano.

Il pilota non deve solo pensare a girare lo sterzo, frenare e accelerare, deve anche capire il funzionamento del mezzo, saper spiegare al suo ingegnere cosa accade sul kart e, secondo lui, perché.

Saper distinguere fra un kart che sembra scivolare al posteriore, ma in realtà è sottosterzante e scivola dietro solo perché richiede di girare troppo lo sterzo, è un esempio classico, dove il pilota che si limita a guidare rischia di non comprendere. Ho visto piloti rinomati arrivare da noi e non sapere nulla di assetti.

È questo uno degli aspetti chiave in CRG: siamo abituati a lavorare così.

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Un aneddoto in particolare che racconti la scuola CRG?

Certamente il “ragazzino” Verstappen.

In una gara internazionale era insieme a piloti blasonati che avevano già vinto diversi titoli. Venne da me e disse: “Giancarlo, io non la penso come gli altri, perché mi piace l’assetto davanti che inserisce bene.”

Beh, era quello che volevo sentire, perché avevamo lavorato proprio sul grip all’avantreno.

Quali sono i piloti che reputi di maggior talento che hanno corso per CRG e raggiunto la F1?

Per indicare quali, secondo me, sono i talent assoluti, ti dico che come sogno ho di vedere, in Formula 1, la sfida Lewis – Max.

Un commento su questi due fuoriclasse?

Sono molto simili. Entrambi sono completi e aggressivi, hanno velocità, grinta e intelligenza per vincere.

Se, all’epoca, Lewis si metteva in scia di chiunque, anche se girava con gli stessi tempi, non gli arrivava mai dietro.

C’è un video, su YouTube, di una gara a Motegi, mi pare, in cui, se non sbaglio, ci sono Robert Kubica, Colin Brown, Rosberg e Hamilton. Lewis, pur non avendo il motore, ha vinto inventandosi qualsiasi cosa, sfruttando le scie… Li si capisce come Hamilton sia oggi in F1.

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Altri piloti che ritieni superiori agli altri e che hanno corso in CRG?

Certamente Robert Kubica poteva arrivare in alto, purtroppo c’è stato l’incidente al braccio. Anche lui è molto forte e determinato, però forse un po’ più “disordinato”.

Robert poteva fare un giro da leone, poi essere 3 decimi più lento e poi nuovamente veloce. Ogni tanto andava oltre il limite e sbagliava: in CRG ha vinto molto, ma noi lo controllavamo proprio per evitare che superasse i limiti. Altrove non ha fatto altrettanto bene.

Anche Vandoorne ha fatto due stagioni con un nostro team e andava molto forte, ma non posso dire tanto perché sono state solo due stagioni. Di certo era anche un’ottima persona.
Raikkonen è stato con noi solo un anno: al tempo, lui correva con gli scarti degli altri piloti, e comunque riuscì a farsi largo.

Era molto veloce, ma forse non dava la “zampata” di Hamilton e Verstappen.

E Alex Zanardi? Un campione dentro e fuori pista? Zanardi

Certamente un fuoriclasse.

Mi chiamò prima di una finale dell’Europeo dicendomi che si era tagliato un dito girando con un motore a lamelle, mentre lui era abituato al valvola rotante.

In pratica si staccò proprio un pezzo di dito. Lo trovò e il medico glielo riattaccò. Guidò con il boccettino di Vivin C attaccato al dito, guanto da muratore e medicazione alla fine di ogni gara.

Soffriva, piangeva, ma alla fine vinse la gara!

Stessa cosa Hamilton: si ruppe una mano andando in bicicletta prima dell’ultima prova di Campionato Europeo. Lewis andava in giro con il guanto per non far vedere che aveva un problema. Comunque lo controllarono e, dopo due ore di gara sospesa, accettarono di farlo correre.

Lewis vinse entrambe le gare.

E Max?

Beh, di lui si può raccontare come si riprese da quella che forse fu la sua gara peggiore.

Era una gara di World Cup KZ2 a Sarno, e Max si buttò fuori al primo giro arrivando lungo a una staccata. Fu uno shock per lui, addirittura pianse perché si era reso conto che aveva fatto un errore.

Lo ammise, e la gara dopo aveva già cancellato tutto.

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Tornando alla scuola CRG. Quali gli altri segreti oltre a far ragionare il pilota e farlo guidare?

Quando un pilota entra in CRG è parte della squadra.

Odio quando arriva qualcuno che parte con l’idea che il suo primo nemico sia il suo compagno di squadra. Se è così, per me fai le valige e vai a casa.

In questo ambiente “familiare”, quand’è che Giancarlo Tinini si arrabbia?

Di sicuro quando non si lavora come squadra. Prima della partenza per ogni gara, faccio un briefing con i piloti nel quale spiego come la squadra venga prima di tutto.

Il più veloce va avanti, ma non ci si ostacola all’interno del team. Lo fanno in F1, perché non lo dovremmo fare noi?

Il 2017 è iniziato bene con KZ2 e Mini. Parliamo un poco dei giovani talenti.

Il nostro team satellite, Gamoto, lavora molto bene e cresce i giovani piloti al meglio. La capacità di insegnare e far capire ai piccoli la guida e gli assetti, con tanta pazienza, è la forza di Gamoto.

Lo dimostra il fatto che i nuovi arrivati non necessariamente vanno forte subito, ma crescono sempre e le loro prestazioni sono sempre in progressione. Non a caso, infatti, molti di loro, poi, arrivano nel team ufficiale.

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