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TKART magazine Consigli degli Esperti | 8 curiosità (la 4 sicuramente non la sai) sulle gomme per kart
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8 CURIOSITÀ (LA 4 SICURAMENTE NON LA SAI) SULLE GOMME PER KART

TKART Staff
16 Ottobre 2020
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"NEI NOSTRI TEST CON LE GOMME MONTATE SUL CERCHIO SIAMO ARRIVATI FINO A 12 BAR"
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Seconda e ultima puntata della rubrica “Chiedilo a” con protagonista Stefano Mantese. Dopo avergli sottoposto le vostre domande in merito alla pressione degli pneumatici, Stefano ha deciso di rispondere anche alle domande più curiose che abbiamo selezionato tra le centinaia che ci sono arrivate.

1 A che pressione può resistere una gomma prima di esplodere?
Simon S.

Il pneumatico da kart resiste fino a 15 bar senza subire alcuna lesione di tipo strutturale o conseguenze sulla mescola del battistrada. Si tratta di un valore quindi decisamente superiore rispetto alla pressione massima di gonfiaggio di 4 bar. Questo limite, infatti, è pensato più per evitare di danneggiare il cerchio che per la gomma, le cui proprietà meccaniche non vengono minimamente compromesse quando forziamo un po’ la mano con il compressore per farla tallonare. Questo non vuol dire che bisogna esagerare, come molti fanno, quando talloniamo il pneumatico: lo si può anche lasciare in pressione per un minuto o fino a che i talloni andranno a sedersi sul bordo del cerchio da soli, senza continuare a immettere aria all’interno per accelerare questo processo.

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All’immagine di un kart su due ruote (a sinistra eccone uno in azione risalente agli anni '90) si associa spontaneamente il concetto di grip e di performance elevata. Paragonare gomme di epoche diverse (a destra un kart moderno) conformi a regolamenti tecnici di periodi storici diversi, però, non ha senso.

2 Le performance delle gomme di oggi sono peggiori rispetto a quelle di 20/30 anni fa?
Gianluca G.

Molti attribuiscono il presunto calo di resa al passaggio dalla gomma naturale a quella sintetica. In realtà la gomma naturale non fornisce assolutamente grip e viene da sempre impiegata solo nella mescola di carcassa o nel fianco dello pneumatico. I polimeri del battistrada sono sempre stati di tipo sintetico abbinati a olii e resine che hanno preso il posto degli olii aromatici, quelli sì aboliti, poiché cancerogeni. Il motivo per cui molti pensano che le performance degli pneumatici negli ultimi anni siano peggiorate è dovuto al fatto che la federazione richiede una durata minima di 150 km (per le gomme medie) e 250 km (per le hard) mentre prima con le supermorbide si facevano sì e no 30 km. Paradossalmente ora gli pneumatici durano di più perché i materiali sono decisamente migliori rispetto a prima, ma, dato che gommano meno la pista, si consumano anche di più.

3 Gli pneumatici duri garantiscono più costanza di performance?
Jacopo D.

Falso! Spesso è il contrario. Il maggiore grip offerto dalla gomma con mescola più morbida, infatti, non solo permette di mantenere una maggiore velocità di percorrenza in curva e di ritardare il punto di frenata. Sembra banale dirlo, ma il fatto stesso che la gomma non scivoli, o comunque lo faccia in maniera limitata, la mette al riparo da surriscaldamento. Questo rischio è maggiore con gli pneumatici più duri, specialmente nei mesi estivi o comunque quando le temperature dell’asfalto si avvicinano ai 45°C. In questi casi il decadimento di performance di uno pneumatico morbido è molto più contenuto uno pneumatico duro.

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Il peggioramento in termini di tempo sul giro (rispetto al best lap) di un pneumatico a mescola dura (la Vega verde, per esempio) può arrivare a essere fino al doppio di quanto accade invece con uno di mescola morbida (come la Vega bianca).
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