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Tkart magazine

Editoriale | Alex Zanardi: un’amicizia che parte da lontano

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ALEX ZANARDI UN'AMICIZIA CHE PARTE DA LONTANO

14 Gennaio 2017

Riportiamo uno stralcio della lettera che Alex Zanardi scrisse, all’indomani del lancio dei telai che portano il suo nome, per raccontare come conobbe Otello e Dino Chiesa, titolari di quella Chiesa Corse che, anni dopo l’episodio narrato, ha riportato in pista, e in kart, il nome di Zanardi.

“... Scoprimmo che in quel fine settimana, sul circuito di Jesolo, si sarebbe svolta una gara nazionale. Decidemmo che i tempi erano maturi per un tentativo “fuori casa” e mio padre, team manager, unico meccanico, autista, cronometrista consigliere, ecc. del team improvvisato, decise che si poteva fare [...]
Iniziammo a girare, la pista era bellissima e anche se i “locali” inizialmente ce le davano sulle orecchie, verso la fine della giornata i tempi miei e dei miei compagni erano discretamente competitivi.

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L’indomani, alla punzonatura, ricordo i nostri sguardi perplessi quando il commissario tecnico ci chiese del motore di scorta: “Perché, si può avere un motore di scorta?”, chiesi, suscitando l’ilarità di chi ci seguiva in coda alla punzonatura.
Un simpatico signore mi apostrofò con riguardo e compassione affermando: “Eeeh, sai, alle volte potrebbe servire”. Sembrava essere il preparatore del gruppo si ragazzini in fila dietro di noi, che dovevano aver trovato la scenetta divertente, perché ridevano scambiandosi battute tra loro [...]. La cosa finì così, ma un paio d’ore più tardi, nelle ultime prove libere prima delle qualifiche, grippai il mio unico motore. Proprio mentre guardavo sconsolato il mio piccolo bolide ormai inservibile, mi si avvicinò quello stesso signore che avevo incontrato poco prima alla punzonatura: “Hai rotto, eh?! Te l’avevo detto che il motore di scorta può servire!”. Poi, rivolgendosi a mio padre disse: “Comunque se vuole ci diamo un’occhiata. Il bambino va forte, è un peccato non fargli fare la gara”. Mio padre gli allungò la mano speranzoso e questi si presentò: “Piacere, Otello. Otello Chiesa”. [...] Iniziarono a lavorare su quanto rimasto del mio motore tra battute, colpi di lima, carta vetrata e brindisi a ogni sorso di “Pignoletto”, un vino tipico emiliano di cui mio padre aveva sempre una buona scorta al seguito. Il mio motore riprese vita e grazie a questo io vinsi la mia prima gara nazionale. La sera, raggianti di gioia, mi godevo la gloria ascoltando i discorsi degli adulti, che, come al solito, mio padre era capace di radunare attorno alla nostra tenda grazie al suo carisma e alle bottiglie di Pignoletto, quando, alzando un bicchiere, Otello Chiesa prese la parole per proporre un brindisi: “Zanardi, a tuo figlio che g’ha vinto la gara e a mì, che son così mona che a g’ho sistemà el motor, per farlo star davanti proprio e mio figlio Dino!”

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