Scegli la lingua.
Tkart magazine

Editoriale | Ivan Capelli: dal kart alla F1

Exclusive Content

IVAN CAPELLI DAL KART ALLA F1

10 Aprile 2017

All’esordio della stagione 2017, grazie ad Antonio Giovinazzi l’Italia torna a essere presente al via di un GP di Formula 1. Il giovane di Martina Franca, già terzo pilota Ferrari, è l’ultimo esponente di una tradizione che ha regalato al motorsport tanti nomi importanti. Come, per esempio, quello di Ivan Capelli, straordinario interprete del volante che, come Giovinazzi, è partito dal kart per arrivare alla Ferrari F1. E qui lo racconta.

“La voglia di salire su un kart era nata, a me e mio padre, guardando il reportage di un campionato alla tv svizzera. Avevo 14 anni e andammo al negozio senza saperne granché. Finimmo per prendere un kart 125 che, per un ragazzino, era senz’altro il mezzo più sbagliato per iniziare. Allora mio papà trovò il numero del CIAK (Centro Italiano Assistenza Karting), lo chiamò e loro gli spiegarono che, in effetti, ci sarebbe voluto un altro tipo di kart.
Così andammo a Parma, rivendemmo il 125 e prendemmo un 100 cadetti, categoria che nasceva proprio in quel periodo.

alt

Aiutati da Gianni Mezzadri e Vittorio Marzi, feci il mio primo giro in assoluto. Ero talmente contento di essere alla guida del go-kart a Parma, che rimbalzavo da una curva all’altra come in stato di ebbrezza. Sotto il casco ridevo dalla gioia. Parma fu anche la pista dove Pietro Sassi, all’epoca pilota molto più esperto di me, m’insegnò cosa significasse una traiettoria, una curva, una frenata: la mia storia nel mondo dei motori iniziò da lì.
La prima volta che provai una Formula 1, invece, fu un’esperienza un po’ più traumatica: era il 1983, avevo vinto il Campionato Italiano F.3 e fui invitato dalla Brabham a provare la BT 53 con cui Piquet divenne Campione del Mondo in quell’anno. Quei primi giri, fatti con un motore 1.500 turbo, con una macchina con il cambio meccanico che aveva una potenza intorno ai 700 cv, ma con gomme e sospensioni diverse da quelle di oggi... furono come 4 schiaffi in faccia. Ricordo che quando mi fermai parlai con il meccanico come se nulla fosse, ma dentro di me pensavo: “Chi me lo ha fatto fare...”
Nel Mondiale esordii due anni dopo, nel ‘95, sempre a Brands Hatch, ma con la Tyrrell. Anche quello fu un impatto notevole: mi chiamarono all’ultimo momento, dicendomi: “C’è solo il tempo per venire su, fare il sedile e correre”. Inoltre il giovedì pioveva a dirotto, così scesi in pista per la prima volta direttamente nelle prove libere, senza la possibilità di conoscere macchina e pista. Mi qualificai nelle ultime file, ma in gara risalii fino alla decima posizione. Una rimonta da sogno. Poi, però, sbagliai una marcia, feci un testacoda e andai a sbattere contro le barriere.
La mia gara finì lì, ma la mia avventura in Formula 1 era appena cominciata”.

Continua a leggere l'articolo abbonandoti a soli 0,96 € / settimana