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Editoriale | Mario Pazos: corsi e ricorsi storici

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MARIO PAZOS CORSI E RICORSI STORICI

22 Ottobre 2017

Qualche anno fa, quattro miei piloti partivano nelle prime quattro posizioni della finale dell’Europeo KF. Un giornalista, con quella cattiveria innata che hanno loro per cercare rogna e creare polemiche, mi chiese, minuti prima della partenza, se ero preoccupato che potessero fare casino alla prima curva.

Quelli che mi conoscono sanno che sono poco simpatico e ancor meno paziente, quindi, fulminato il giornalista con un’occhiataccia, risposi con un secco: “Non ci saranno problemi!” e me ne andai a guardare la gara in un posto tranquillo. Da solo.
Mentre andavo verso la terrazza della pista, mi ricordai di una situazione simile vissuta molti anni prima. Era il 1979, terza gara del Campionato europeo di F2 a Thruxton, Inghilterra. Un tracciato costruito durante la seconda guerra mondiale come campo d’aviazione della RAF. Da lì, infatti, partirono alcuni soldati che presero parte al D-Day. Nel 1946 venne dismesso dalle Forze Armate e, qualche anno più tardi, iniziarono a svolgersi gare di moto e auto. In origine, il circuito era formato dalle piste e dalle strade perimetrali dell’aeroporto, ma a fine Anni ’70 venne modificato prendendo la forma che conserva ancora oggi. Ogni volta che vado al PFI passo a dare una occhiata, ed è tutto com’era negli Anni 80, con quell’aria un po’ vintage tipicamente inglese.

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Ha una serie di tre curve che prendono il nome di “The Complex”: Campbell, Cobb e Seagrave; e una chicane chiamata Club. Il circuito è considerato uno dei più veloci della Gran Bretagna, e il rettilineo, in realtà, è una lunga curva aperta che si percorre a tutto gas, senza vedere mai dove finisce finché non sei lì. Ma, forse, quando te ne accorgi, è già troppo tardi.
Comunque, a quel campionato di F2 presero parte 23 piloti, 22 dei quali sono arrivati in F1. E quei 22, guarda caso, erano tutti ex kartisti. A quei tempi si stava in kart finché si imparava a guidare e dopo, solo dopo, si passava nelle Formule. Altri tempi...
Le prime quattro posizioni della finale, dopo due manche di qualifica erano occupate da Teo Fabi, che, successivamente, corse per Brabham e Benetton e in Indycar per Porsche (ha fatto la pole alla Indy 500 dell‘83 e vinto un campionato del mondo Sport Prototipi); Beppe Gabbiani, coinquilino di questa rubrica, anche lui con un passato in F1, Shadow, Surtess, Osella e Sport Prototipi; Marc Surer, che corse 80 gare in F1 con Ensing, Arrows e Brabham; Stephen South, Gallese (una sola gara in F1, ma con la McLaren di Prost, che si era infortunato). Il quinto era Brian Henton, che a quei tempi aveva già esordito in F1 ma correva ancora con i kart 250. Aveva anche dichiarato di non aver ancora capito se correva in 250 per allenarsi alla F1 o viceversa.

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