Ricerche frequenti
La notizia della scomparsa di Alex Zanardi ha davvero fatto il giro del mondo. È rimbalzata sulle TV di tutto il pianeta, ma soprattutto sui social network, dove è partita immediatamente la frenetica corsa a pubblicare il video, la foto, l’autografo del campione italiano… Noi più che sui social abbiamo guardato nell’archivio di TKART per rintracciare le volte che abbiamo avuto la fortuna sfacciata di incontrarlo. La prima occasione in cui abbiamo avuto modo di parlare con Alex risale al 2008. Ai tempi, TKART esisteva da appena 2 anni, chi scrive di anni ne aveva 27, mentre l’autore dell’articolo che pubblicammo in quell'occasione, Ronnie Ghezzi - anche lui una persona speciale che oggi non c'è più… - di anni ne aveva 23. Eravamo partiti alla volta di Jesolo, Pista Azzurra, perché Dino Chiesa (ora noto per essere il fondatore di Kart Republic, ma ai tempi manager del brand Zanardi e amico di lunga data di Alex) ci aveva invitati a passare una giornata in pista proprio con “Zanna”. Il nostro “arsenale” comprendeva da Gianni Morbidelli (ex pilota di F1, nostro tester ufficiale all'epoca), ben due fotografi (Marco Zamponi e Riccardo del Conte) e una valigia di emozione mista a tensione. Due ragazzi poco più che 20enni, credibili come giornalisti quanto una banconota da due euro, era ovvio che avessero un po’ di tremarella al cospetto di un campione acclamato e celebrato come Alex. Arrivati a Jesolo, però, capimmo subito che la giornata con Zanardi prospettata da Dino Chiesa non era proprio una questione ristretta. Fu in quel momento che toccammo con mano cosa volesse dire avere a che fare con Alex Zanardi, un uomo capace sempre e comunque di attirare a sé fan, appassionati, gente comune, sportivi di caratura internazionale, TV nazionali… Ecco il racconto di quella giornata e della prova in pista del kart Zanardi (ai tempi brand del costruttore CRG S.r.l., gestito proprio da Chiesa Corse, la squadra corse di Dino Chiesa, Daniela Frescura e Otello Chiesa) fatta da Alex e dal nostro tester dell’epoca, Gianni Morbidelli, attraverso le parole di Ronnie Ghezzi.
Hai presente lo zio d’America? Quello che non hai mai conosciuto, ma del quale hai sempre sentito parlare. Quello che un giorno arriva, ti mette una mano sulla spalla e inizia a raccontarti storie di ogni tipo, con un fascino che solo lui ha, un magnetismo prima di allora sconosciuto. Ecco, Alessandro Zanardi è così. È un uomo con un’energia incredibile e, soprattutto, in grado di incantarti con dialettica e simpatia spontanee, semplici, belle. Lui, Alex, ci ha spiegato un po’ la sua storia di kartista, quella che, forse, non tutti conosciamo. “Ho corso - racconta il bolognese - con la Kalì Kart prima che diventasse CRG e non era certo l’azienda di oggi... C’era molto più da improvvisare e inventare, però io ero uno che arrivava sempre, al contrario di quello che mi succede nelle auto. Ero un figlio di buona donna e quando le prendevo... le davo. Il kart era la mia ragione di vita! Siccome collaudavo le gomme della Vega, spesso andavo da solo a Parma, montavo trenta treni di pneumatici e li provavo facendo uno a uno il resoconto di tutte le caratteristiche delle gomme”. Un tassello importante della carriera di Alex è stato il padre, che lo ha sempre supportato e aiutato: “Era mio padre - ci spiega - ad accompagnarmi in pista alle gare. Spesso litigavamo, lui era molto “grezzo” e, per questo, aveva il divieto tassativo di toccare il kart; però a volte ci metteva le mani, come quella volta che mi ha fatto la convergenza e io mi sono arrabbiato: ‘Sai che voglio farla io!’, gli dico. ‘L’ho fatta io - mi risponde - va benissimo’. L’ho controllata ed è fuori di quattro millimetri! ‘Eh - mi dice dopo che gli ho urlato dietro - cosa vuoi che siano quattro millimetri?!? Nel mio lavoro - faceva l’idraulico - se ti monto il cesso quattro centimetri più in qua o più in là quello che devi fare lo fai lo stesso!’. Che ha anche la sua logica come affermazione, però nel kart proprio no...”.