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Editoriale | Alex zanardi: quando, in kart, più che guidare, si rideva…

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ALEX ZANARDI QUANDO, IN KART, PIÙ CHE GUIDARE, SI RIDEVA...

La terza gara, a ottobre inoltrato, è un esempio lampante. Ci presentammo a Parma al Torneo delle Industrie, corsa abbastanza titolata. Quella volta eravamo in azione solo io e Dante [...]


E sembravamo davvero capitati lì per caso. Ovviamente ultimo e penultimo in prova, la finale l’abbiamo passata a battagliare tra noi mentre gli altri ci doppiavano una trentina di volte… Ma non aveva importanza, così come non l’aveva se gli avversari si presentavano con il camion e noi con il carrello del gommone. La cosa più importante era aver superato Dante all’ultima curva dell’ultimo giro. Non certo per la classifica, ma solo per poter ridere con gli amici della compagnia. Ridere soprattutto del faccione sorpreso di Dante, che vidi attraverso la visiera enorme del suo casco. Con lui tutto diventava una comica e il suo racconto di quella gara finiva immancabilmente con: “E poi e-ero già a-arrivato e sto ba-bastardo no-non mi viene dentro?” Facendo finta di volermi picchiare.

Stavamo bene, sono stati davvero gli anni più belli della mia carriera. Ci stupivamo di tutto. Alla vigilia eravamo andati a punzonare il kart alle verifiche e ci avevano chiesto il numero del motore di scorta. “Perché, si può avere un motore di scorta? E da quando?” Io avevo ancora il primo treno di gomme acquistato ad agosto. Dante poi era uno spettacolo puro. Eravamo andati a Parma il sabato pomeriggio e lui fino a mezzogiorno aveva fatto la cosiddetta “doppia”, cioè il turno raddoppiato per cuocere il pane anche per la domenica. Quindi non aveva dormito. Il venerdì, sapendo cosa lo aspettava, era venuto a casa mia con un cuscino rubato da un divano in pelle di sua madre e l’aveva imbullonato sul sedile del kart spiegando: “A Parma voglio stare comodo”.
A quel punto ovviamente era troppo vicino al volante – quasi attaccato – e non riusciva a guidare. Perciò sdraiò il sedile ritoccando gli attacchi. Totale: una volta in pista, appena spinto verso il rettilineo, il sedile schiacciato toccava l’asfalto alzando le ruote da terra.
La scena era la seguente: Dante sprofondato nel sedile con cuscinone di pelle che accelerava come un indemoniato mentre il kart faceva qualche metro strisciando, si bloccava e poi ripartiva per altri dieci metri. L’abbiamo ripreso in fondo al rettilineo con lui girato verso di noi che gridava: “Di-Dino, co-cosa mi hai mo-montato, la fri-frizione?” Che naturalmente su quei kart non esisteva.

Tratto da: Alex Zanardi e Gianluca Gasparini,
"...Però, Zanardi da Castel Maggiore", Baldini Castoldi Dalai

Bolognese, classe 1966, il suo grande talento sbocciò già nel kart, ha corso in F1 ed è diventato “un grande” mella Formula Cart USA. Qui, nel 2001, avvenne il terribile incidente che rischiò di stroncargli carriera e vita. Ripresosi, è tornato a guidare e a cimentarsi nella handbike, disciplina nella quale ha vinto diversi ori alle paralimpiadi.

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