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Tkart magazine

Una Volta nella Vita | Viaggio nelle 4 ere tecniche della storia del kart

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VIAGGIO NELLE 4 ERE TECNICHE DELLA STORIA DEL KART

20 Febbraio 2022
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I kart racing, così come li conosciamo oggi, sono frutto di un'evoluzione basata su quattro strade tecniche distinte, affrontate dal 1956 a oggi. Le scopriamo grazie a Kees van de Grint, al suo prezioso racconto e a un suo disegno. Nato per caso un giorno in pista ad Adria
Talvolta ricordi meravigliosi e storie entusiasmanti emergono casualmente. Così capita che da una pigna di fogli sulla scrivania salti fuori un disegno molto interessante, per due ragioni. La prima: il disegno - è giusto uno schizzo fatto a penna sul retro di una classifica della WSK in occasione di una gara ad Adria - rappresenta chiaramente la stilizzazione di 4 telai di kart (e quando si parla di kart, l’interesse è ovvio). La seconda: il bozzetto è firmato da Kees van de Grint, già vicepresidente CIK-FIA e ingegnere Bridgestone in F1 nell’era Schumacher, una vita nel motorsport e un forte debole per il karting. Kees, persona dal carisma spiccatissimo, è uno dei massimi esperti della storia del kart, come testimonia la spettacolare collezione di go-kart storici che possiede, quindi quando parla bisogna fare solo una cosa: ascoltare. E noi lo abbiamo fatto. Anzi, abbiamo fatto di più: lo abbiamo intervistato proprio partendo da quei quattro kart stilizzati che rappresentano in maniera minimale, ma chiara, la sua teoria delle quattro ere tecniche della storia del kart. Quattro svolte, ognuna aperta da un modello di riferimento, che ci hanno condotto fino ai kart moderni che vediamo tutti i giorni. Ma partiamo dal principio: Stati Uniti d’America, anno 1956, ovvero il “dove” e il “quando” della nascita del karting. Effettivamente ci sono ragioni per credere che in Europa, in nazioni quali l’Italia, la Svizzera e l’Olanda, si svolgano già alcune attività con ciò che può essere chiamato “go-kart”. Tuttavia, il merito dell’invenzione viene generalmente attribuito ad Art Ingels, la prima persona al mondo a realizzare il telaio di un kart. Ingels è un dipendente di un produttore americano di macchine da corsa, di quelle che competono a Indianapolis, che si chiama Kurtis-Kraft.

Il motorsport è abbastanza popolare in America, soprattutto perché, dopo essere tornati dalla Seconda Guerra Mondiale, molti soldati praticano questa disciplina. E lo fanno principalmente con le loro macchine da corsa inglesi (MG, Triumph e Austin-Healey). Ma il motorsport diventa presto troppo costoso e quindi Ingels comincia a chiedersi: “Come posso creare qualcosa di accessibile per persone che vogliono provare l’eccitazione della guida veloce?”. La fortuna arriva in suo aiuto di lì a poco: l’azienda McCulloch sta buttando via più di 10.000 motori di tagliaerba West Bend ormai obsoleti a causa di un problema tecnico. Ingels ne approfitta subito: ne ottiene uno e lo utilizza per realizzare il primo go-kart della storia che poi guida in un parcheggio nella sua città natale. Quando lo usa, il pubblico non manca e, vuoi la novità, vuoi l’aspetto insolito di quel veicolo, si sparge la voce. È così che anche altri amanti dei motori iniziano a costruire i propri kart sulla falsariga di quello di Ingels. E nascono anche le prime piste. Gli ingredienti per dare vita a quello che noi chiamiamo karting, quindi, ci sono tutti. Ingels non si ferma a quel primo esemplare e fonda la Caretta, una vera e propria azienda che produce kart e che diventa protagonista dei primi anni di questa categoria del motorsport, seppur non riuscendo mai a vincere un campionato del mondo o qualsiasi altro titolo internazionale importante. Ma a prescindere da quello che sarà il successo commerciale e sportivo della Caretta, una cosa è certa: il karting è nato e diventa anche estremamente popolare negli USA, dopo aver scritto le prime pagine della propria storia così, con un po’ di sana fortuna. Perché senza quel problema tecnico a quei 10.000 motori McCulloch, forse oggi non saremmo qui a scrivere di questo sport…

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